CARISSIMI CASTEGNATESI – Don Fulvio –

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CARISSIMI CASTEGNATESI

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A dire il vero, non l’avevo messo in conto, almeno per quest’anno. Ed invece mi trovo, anzi  ci troviamo, prima che prenda avvio  il nuovo anno pastorale, a vivere un distacco, un vero e proprio  passaggio di consegne. Per noi sacerdoti  è tempo di cambiamenti  e quindi di traslochi ma soprattutto di saluti a don Mattia che è in partenza  e a don Luca che è in arrivo. Si usa dire  che i preti vanno e vengono; ma quale significato dare a questi passaggi  che accompagnano periodicamente la vita delle nostre comunità parrocchiali ?

Ogni distacco da persone o cose care  è fonte di sofferenza. E in questi giorni, soprattutto i nostri giovani, con la loro fantasia, con le parole e nei loro gesti, esprimono spontaneamente  tutta la loro sofferenza per il distacco di don Mattia . Ricordo ancora che mi trovavo in campeggio, su in montagna, quando alla notizia del mio primo trasferimento, i ragazzi della mia parrocchia mi presero di peso e mi immersero nell’abbeveratoio delle mucche.  Almeno questa pena , data la sua stazza, don Mattia cer-tamente la eviterà, ma non altro. Perché ogni distacco genera la sensazione che qualcosa  viene a interporsi , vuoi come ostacolo o come frattura , dentro  relazioni umane, legami di amicizia e fa-miliarità costruite con tanta pazienza e cura, in questi anni da e con  don Mattia.
Ogni distacco , ogni cambiamento è  segno della provviso-rietà  ma anche la conferma che , attra-verso percorsi diversi la meta è la stessa e per diverse strade si cammina verso l’unica direzione.
C’è sempre nella logica della chiamata  e della vocazione cristiana,  il tempo del distacco per “ripartire”. E’ il segno perenne e tangibile della nostra appartenenza al Signore.
E’ davvero strana e bella la vita del prete; chiamato ad amare le persone  alle quali è stato mandato, ad amarle fino in fondo ma anche a condividere con tutti quell’amore unico che è Cristo Signore.

La partenza di don Mattia ricorda che ogni battezzato è fatto per il Signore.
Nella partenza di don Mattia leggiamo anche un altro aspetto importante della vita cristiana:  la capacità di rinnovarsi, di convertirsi nella perenne giovinezza di chi appartiene a l Signore. Mentre sto scrivendo si sta svolgendo a Cracovia la giornata mondiale della gioventù; questi ragazzi rappresentano il volto sempre giovane della Chiesa e la garanzia della onnipresente Misericordia di Dio .
Riascolto le parole di Papa Francesco: È stimolante, sentire i giovani, condi-videre i loro sogni, le loro domande e il loro desiderio di opporsi a tutti colo-ro che dicono che le cose non possono cambiare. Quelli che io chiamo i quietisti: “Nulla si può cambiare!” No, i giovani hanno quella forza di opporsi a questi! Ma alcuni non sono sicuri di questo. Io vi domando, voi rispondete: le cose si possono cambiare? (Sì) Non si sente! (Sì) Ecco!.
In ogni comunità, il passaggio e l’azione di un sacerdote lasciano sempre e comunque un segno. In questi giorni tante persone di Castegnato  lo vanno dicendo con semplicità: “siamo stati fortunati, in questi anni abbiamo sempre avuto dei validi curati”. E nonostante il trascorrere degli anni, il loro ricordo, la riconoscenza  della nostra gente verso loro  e la loro opera, rimangono sempre vivi e forti.
Però mi domando: se Il “cambio” dovesse  essere solo tra  don Mattia e don Luca, cioè tra un curato ed un altro, quali vantaggi ne avrebbe la nostra fede? Sarebbe, credo, una occasione persa se anche noi, come comunità parrocchiale non “cambiassimo insieme” .  Cambiare passo  insieme vuol dire proseguire il nostro cam-mino di fede con maggior impegno a far crescere una Chiesa missionaria per il nostro tempo e nel nostro tempo .
Ed allora diciamo  “grazie”  a don Mattia che se ne va  ma nello stesso tempo  diamo il “benvenuto” a don Luca che lo sostituirà.
Sono i due  perenni aspetti della missione : “chiamati e mandati”. Due facce della stessa medaglia.
L’arrivo di don Luca è il segno della continuità nella missione di annunciare Gesù Cristo all’ uomo di oggi. Giunge a Castegnato  come dono. Conosciamo tutti la crisi di vocazioni  sacerdotali che priva molte comunità della presenza di un curato nel proprio oratorio. Si tratta di un prete novello, molto giovane, che  viene a muovere i suoi primi passi pastorali   tra di noi, in un momento non certo facile della storia della Chiesa e della Umanità.
A don Luca diciamo con gioia: “Benvenuto in questa comunità che ti è stata affidata e che da oggi ti accoglie diventando  anche tua . Dovrà essere per te come una grande famiglia, dove si cerca quotidianamente di crescere insieme, nel rispetto e nell’amore reciroco. Talvolta proverai delle delusioni o delle incomprensioni ma tu, caro don Luca,  dovrai imparare ad amarci così come siamo, a voler bene al  nostro ora-torio, cioè ai nostri giovani ed alle loro famiglie. E vedrai che la comunità di Castegnato saprà esserti vicina e  rico-noscente per  le cose belle che sicuramente saprai  donarci”

Ai tantissimi GRAZIE giunti a don Mattia da tutta la nostra  comunità, aggiungo anche il mio personale. Tra noi sacerdoti  vige un legame particolare; si legge nel documento conciliare Presbyterorum Ordinis: “In virtù della comunità di ordinazione e missione, tutti i sacerdoti sono fra loro legati da un’intima fraternità che deve spontaneamente e volentieri manifestarsi nel mutuo aiuto, spirituale e  materiale, pastorale e personale, nelle riunioni e nella comunione di vita, di lavoro e di carità “ . E nella lettera ai Romani , San Paolo ci ricorda: “Gareggiate nello stimarvi a vicenda!” . In questi anni, sono state molte le occasioni che mi hanno confermato la leale vicinanza di don Mattia. A mia volta, benché non mi ritenga particolarmente espansivo e non abbondi  mai di baci e abbracci, credo di aver voluto fraternamente bene e stimato sinceramente don Mattia, condividendo questa  nostra fraterna amicizia prima con don Cesare e adesso con don Gianni. Ancora  mille grazie! Siamo quindi pronti a dire il nostro “Grazie!” a quello che è stato e un “Sì!” generoso a quello che verrà.

 

DON FULVIO

 

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